Definizione e principi dell’Osteopatia

L’Osteopatia è una filosofia, un’arte manuale e una scienza medica che fonda i propri principi olistici sulla natura fisica, chimica, meccanica e psichica del corpo. Essa offre il proprio contributo terapeutico in ogni condizione patologica, garantendo i presupposti necessari alla guarigione, tramite il ripristino equilibrato di tutte le suddette forze nel corpo. L’Osteopatia si basa su pochi principi, semplici, chiari e così naturali da apparire banali allo sguardo di occhi distratti. La scienza osteopatica si fonda saldamente sui seguenti principi:

• La vita è movimento: poiché il metabolismo della cellula è in qualche modo cambiamento, rinnovamento, dinamismo, ogni restrizione di “movimento” nella fisiologia di qualunque tessuto porta alla perturbazione dell’omeostasi e quindi dello stato di salute;

• Il corpo è un tutto: la visione olistica dell’uomo/animale è il principio base dell’Osteopatia, poiché ogni parte del corpo è strettamente collegata alle altre, lavorando sinergicamente per lo stato di salute dell’organismo nel suo insieme; ogni singolo componente del corpo è parte integrante dell’unità corporea e viceversa, giungendo alla conclusione che trattando il “tutto” si tratta le singole parti che lo compongono e viceversa;

Il corpo è dotato di una “saggezza intrinseca” che si esprime attraverso meccanismi di autoregolazione (termica, chimica, pressoria…) e capacità di auto-guarigione;

• Struttura (Anatomia) e Funzione (Fisiologia) sono intimamente correlate: così che l’una esercita un’influenza sull’altra. Ogni parte del corpo funziona secondo la sua struttura specifica: se la struttura e quindi la funzione sono integre, la malattia non può svilupparsi; altrimenti quest’ultima trova il terreno fertile per poter diventare funzionale e successivamente organica;

• La legge dell’arteria è suprema: poiché la comunicazione tra cellule e il loro mantenimento dell’omeostasi avviene attraverso la linfa ed il sangue, ogni perturbazione della circolazione linfatica o sanguigna porta ad uno stato di sofferenza e di perdita dell’omeostasi, e quindi predispone all’instaurarsi della malattia.

Osteopatia per animali: Il trattamento osteopatico in ambito veterinario

Il trattamento osteopatico incoraggia e supporta i principi omeostatici del corpo e il suo equilibrio naturale. In questi termini, l’intervento osteopatico trova un piano di applicazione senza limiti, come illimitata è la “saggezza intrinseca” del corpo.

L’Osteopata, pur riconoscendo il valore di un “protocollo” di intervento per ciascuna patologia, basa ogni sua attività sull’unicità psico-fisica del paziente nell’istante della consultazione, piuttosto che sulla definizione “sintomatica” in cui il paziente viene spesso imprigionato e ridotto. Ciò richiede un’attenta valutazione della sua fisionomia, costituzione corporale, stato psico-emotivo, capacità di recupero, postura, ampiezza dei movimenti attivi e passivi, vitalità espressa nella motilità viscerale, fasciale e nel ritmo cranio-sacrale.

Il quadro sintomatico acquisisce così un’importanza secondaria (ad eccezione di alcuni casi), poiché viene inserito nella condizione globale dell’individuo. Ciò implica un distacco dell’intervento terapeutico dall’area in cui si manifesta il sintomo, per osservarne le interazioni e le possibili connessioni con tutte le altre strutture adiacenti o remote. Così una coxite può essere trattata osteopaticamente agendo sul rachide lombare, o su una vescica o persino trattando solo il cranio.

Tuttavia, esistono linee guida di intervento, come per esempio la manipolazione vertebrale per le disfunzioni lombopelviche nel cavallo, o tecniche articolatorie alle giunture artrosiche del cane anziano di grossa taglia. Tecniche di bilanciamento delle tensioni legamentose sono spesso utilizzate nelle distorsioni capsulo-legamentose degli animali da sport, nei paramorfismi articolari o nelle displasie di anca o gomito nelle razze più predisposte.

Tecniche viscerali e di pompage linfatico sono invece spesso raccomandate per cani e gattiimmunodepressi, o affetti da disfunzioni dell’apparato gastro-enterico, o sotto cure farmacologicheprolungate per dismetabolismi o neoplasie. Un approccio fasciale viene spesso indicato per rettili ed esotici, ed integrato ad un lavoro sul sistema diaframmatico soprattutto nei casi di affezione dell’apparato respiratorio (dalle sinusiti alle polmoniti).

L’Osteopata si avvale di un sistema di diagnosi e di terapia manuale indipendente da altre figure professionali, quali Chiropratici, Fisioterapisti e Medici, ignorando il supporto farmacologico di alcun tipo. Qualsiasi sia la condizione anormale da cui il corpo è afflitto, l’obiettivo osteopatico si prefigge di:

• Ripristinare la mobilità (articolare) o la motilità (fasciale, viscerale, craniosacrale…) là dove siano state compromesse;

• Migliorare l’apporto sanguigno e il ritorno venoso e linfatico per ottimizzare l’ossigenazione e la nutrizione al metabolismo cellulare;

• Normalizzare e ottimizzare le interazioni tra i diversi apparati corporei: del sistema nervoso centrale e periferico con il sistema muscolo-scheletrico, immunitario ed endocrino.

osteopatia per animali

osteopatia per animali

L’Osteopatia si propone pertanto di ripristinare lo scheletro al meglio delle sue possibilità, di migliorare la circolazione sanguigna, di risolvere le tensioni dei visceri, e dei tessuti molli quali fasce o membrane, affinché il corpo ritrovi in sé e attraverso di sé l’equilibrio. Questo garantisce di fatto la legittimità e l’efficacia dell’intervento osteopatico non solo per disturbi muscolo-scheletrici, ma anche per molti dei disturbi respiratori, intestinali, cardiovascolari ed endocrini in ogni fascia di età: dal periodo neonatale all’età geriatrica.

Il trattamento osteopatico si avvale, a tale scopo, di un complesso armamentario di tecniche esclusivamente manuali:

• Approccio Muscolo-Scheletrico: che include diverse tecniche articolatorie e manipolative su ogni articolazione dell’animale, allo scopo di ripristinare la mobilità laddove compromessa, ottimizzare il range di movimento articolare, correggere eventuali disallineamenti articolari, bilanciare la distribuzione del carico. Particolarmente indicato per disfunzioni articolari croniche o in casi in cui si voglia fornire un particolare input terapeutico di tipo biomeccanico-posturale, anche in ambito pre e post-chirurgico, quest’approccio è stato dimostrato efficace sia sui piccoli animali (Short, 2011), che su quelli di grossa taglia (Nevin, 2005), spesso con un effetto di normalizzazione sulla circolazione periferica nonchè sull’output ortosimpatico;

• Approccio Funzionale: che comprende una serie di tecniche elettive per disfunzioni dei tessuti molli, miofasciali in particolare, caratterizzate da una minima invasività di applicazione, allo scopo di normalizzare disfunzioni capsulari, legamentose, mio-fasciali, ottimizzando così la funzione propriocettiva di queste strutture, nonché il loro ruolo di coordinamento e trasmissione delle forze meccaniche. Particolarmente indicato per condizioni articolari acute (Accorsi&Lucci, 2012A), distorsioni o distrazioni, paramorfismi e dismorfismi (Accorsi&Lucci, 2012B), in fasi di recupero post-operatorio, ad oggi, non vengono riportati in letteratura danni causati dall’applicazione di quest’approccio, che risulta tra i più sicuri nella gamma delle terapie manuali (Vick et al, 1996);

• Approccio Craniale: che si avvale di tecniche di valutazione e normalizzazione del ritmo cranio-sacrale – un ritmo, percepibile manualmente, che si estende dalla porzione craniale a quella caudale ed al resto dei tessuti corporei, le cui alterazioni di simmetria e vitalità possono indicare diverse tipologie disfunzionali: malocclusioni, disfunzioni oculari, dismetabolismi, disturbi viscerali . Tale ritmo sembrerebbe la risultante di diversi sotto-ritmi:

– La contrattilità del sistema nervoso centrale: già nel 1957, Clark & Hyden dimostrarono una contrazione ritmica di cellule gliali in vitro, che non appaiono correlate con l’attività cardiaca o respiratoria. Due decenni più tardi, uno studio immunoistochimico rivelò la presenza di proteine contrattili in astrociti e cellule ependimali nel diencefalo dei ratti (Groschel et al, 1977), e di filamenti di actina in assoni dei ratti (Alonso et al, 1981);

– La fluttuazione del liquor cerebro-spinale;

– La motilità delle meningi a tensione reciproca: Retzlaff et al (1982) dimostrarono la presenza di terminazioni nervose e capillari sanguigni nel connettivo suturale, dal seno sagittale superiore, attraverso la falce, al 3°ventricolo fino al ganglio cervicale superiore in primati e mammiferi, suggerendo una mobilità intrinseca alle meningi che esigesse una simile innervazione e vascolarizzazione;

– La mobilità delle ossa craniche e del sacro: Adams (1992) dimostra in gatti anestetizzati un movimento laterale e di rotazione dei parietali attorno alla sutura sagittale, in relazione a fenomeni interni quali respirazione, pressione intracraniale e frequenza arteriosa; fino a quando Lewandoski et al (1996) misurano il movimento delle ossa craniche, applicando su adulti (22-36 aa) marcatori di superficie ad infrarossi sui parietali, frontali e bregma, e filmando il tutto per 60 sec su pellicola kinematica 3D. Giunsero ad un’ampia variabilità interpersonale, concludendo che il ritmo cranio-sacrale è un movimento complesso multi-assiale, con una media di ampiezza di movimento dei parietali tra 245m e 285m (1micron=1/1000mm)

In uno studio del 1995, 127 cavalli con lombalgia, rigidità nella zona lombopelvica e zoppia aspecifica presentavano riduzione della loro performance (Pusey et al. 1995). Tali problemi erano presenti da oltre 2 anni per il 30% di loro e da oltre 6 mesi nel 71% dei casi. Un follow up di 12 mesi dopo trattamento osteopatico, anche di tipo craniale, ha mostrato un 75% del campione con miglioramento funzionale mantenuto, in base alla valutazione veterinaria e al feedback dei cavalieri.

• Approccio Viscerale: consiste in tecniche di diversa natura, specifiche per disfunzioni a carico dell’intero apparato gastrointestinale, cardio-respiratorio, genito-urinario, endocrino-metabolico, neuro-vegetativo.

Studi recenti (Huff et al, 2010) hanno dimostrato che questo tipo di approccio osteopatico è in grado di aumentare su cani e gatti la concentrazione del flusso linfatico, di diverse citochine (IL-4, IL-6, IL-8, IL-10, IL-15, MCP-1, TNF-alpha, INF-gamma, MCP-1) e di leucociti (da 4 ± 1.5 x 106 cells/min a14 ± 50 x 106 cells/min), contribuendo di fatto ad esponenziare le difese immunitarie dell’animale, fino ad inibire la proliferazione di cellule tumorali favorendone l’apoptosi, grazie all’azione combinata delle IL-2, IL-10 e IFN-γ (Hodge, 2012).

É stato dimostrato inoltre, sui ratti, che questo tipo di approccio può essere applicato con successo, a cominciare dal settimo giorno post-intervento, nella prevenzione e trattamento delle aderenze post-chirurgiche, prime fra tutte quelle a danno del peritoneo, che non di rado provocano problemi di digestione, fino all’ostruzione intestinale (Bove&Chapelle 2012).