22-09-2006
Francois Hugo, Presidente e fondatore di Seal Alert South Africa, col quale siamo costantemente in contatto, a breve consegnerà al Ministro del Turismo del Sud Africa le firme che l’OIPA ha raccolto nei mesi scorsi e inviato in Sud Africa. Il Public Protector del Sud Africa, ha comunicato di essere riuscito, dopo il primo rifiuto e prolungato silenzio iniziale del Ministro, a predisporre l’incontro tra le parti. La data non è stata ancora comunicata ma il Ministro ha assunto l’impegno di ricevere Francois con la petizione e discutere della questione delle armi in mare. Durante i viaggi per la pesca, ai pescatori è permesso portare con se armi ed esplosivi per difendersi da attacchi dei “pirati”. Una locuzione eufemistica per coprire il massacro giornaliero di innocenti foche accusate di “rubare” il pesce, considerato merce di esclusiva proprietà dei pescatori. Le armi sono inoltre causa di incidenti spesso mortali: periodicamente la stampa locale riporta casi di pescatori che si sparano, a volte uccidendosi tra di loro. L’ultimo caso si è verificato poco tempo fa, il 18 agosto, come riportato da News24 Sud Africa: “un pescatore è morto colpito da un colpo sparato dallo skipper che era a bordo dell’imbarcazione, il proiettile era diretto ad una foca ma ha colpito e ucciso all’istante il pescatore. La polizia ha aperto un’inchiesta”. Le foche sono una specie protetta dal 1973 sotto il “Sea-bird and Seal Protection Act” (Act 46 of 1973) ma ironicamente questo atto non è stato scritto per la protezione delle foche, il suo scopo è quello di controllare chi le uccide. L’OIPA in unione con Seal Alert SA chiede al Governo del Sud Africa che simili condotte siano giuridicamente sanzionate e che il Ministro applichi e faccia rispettare leggi a protezione delle foche, proibisca l’uso di armi utilizzate dai pescatori, applichi regolamentazioni alla pesca e sostenga il lavoro di Seal Alert South Africa, unica associazione in Sud Africa quotidianamente impegnata sul campo per difendere questa specie che lentamente sta sparendo dalle isole. Nel corso delle ultime settimane la campagna per le foche in Sud Africa e Namibia ha visto l’adesione e il sostegno da parte di Harpseals.org, PETA e HSUS. In supporto alla campagna contro la caccia delle foche in Namibia, prima campagna dopo anni di silenzio sulla strage, la nota giornalista namibiana Brigitte Weidlich, da sempre sostenitrice delle foche, ha dedicato un articolo in cui espone il massacro in Namibia e pone l’accento sulla petizione on line promossa da OIPA. L’articolo è stato riportato dalle principali testate giornalistiche del Sud Africa e Namibia, tra cui: The Namibian, ANDnetwork, AllAfrica. Dopo lunghi anni in cui il massacro avveniva nel silenzio più totale, i media hanno ripreso a raccontare quello che succede.
Paola Ghidotti, Director of OIPA - Office International Relations |