09-01-2007
Lo chiamano El Nino. E’ il nome di un fenomeno meteorologico provocato dal surriscaldamento periodico ma irregolare delle acque del Pacifico al largo delle coste di Perù ed Ecuador. Lungo l’equatore le temperature delle acque del mare raggiungono quasi i trenta gradi modificando il moto dei venti su tutto l’oceano. “Per i leoni marini ed i pinguini sarà una strage” spiega Grace Unda Romero la governatrice delle Galapagos. E’ proprio qui tra le Galapagos e le coste dell’Ecuador e del Perù che il campanello di allarme è suonato poco prima di Natale, come accade da tempo con tanta puntualità da aver spinto ad affibbiare a questo disastro climatico il nomignolo simpatico che ne nasconde la perfidia: el Nino, il Bambino. L’ultima volta che si diede da fare sul serio trasformò il 1998 nell’anno record del caldo. E stavolta ci sono la premesse per il bis. La temperatura dell’acqua è salita di due gradi: il segno dell’ inizio di un processo che con buona probabilità è destinato a crescere nei prossimi mesi fino trasformarsi in lingua di fuoco capace di tormentare buona parte dell’Oceania e dell’Asia. “Le prime avvisaglie sono già evidenti: la grande siccità è cominciata in Australia e nella Cina occidentale provocando ondate di profughi ambientali”, come spiega Vincenzo Ferrara climatologo. Nell’area della Polinesia Micronesia e della Melanesia, per milioni di persone il rischio ormai è talmente concreto da aver prodotto scelte radicali. Alle Maldive stanno costruendo Hulhumale un’isola più alta delle altre, un trampolino artificiale per garantirsi uno spazio protetto sul mare in crescita: in prospettiva metà della popolazione dovrebbe trasferirsi. Gli abitanti delle isole Tuvalu hanno chiesto asilo ambientale all’Australia. Ventinove gradi rappresentano una soglia critica per i coralli, che tendono a sbiancare. A 30 gradi inizia la morte delle barriere create dalla simbiosi tra un’alga e l’animale che costruisce la struttura tubolare delle rocce. E i dati snocciolati da Ferrara sono un’incubo. Tra il 1975 e il 2005 la temperatura delle acque superficiali dell’oceano indiano settentrionale è passata da 29,2 °C a 29,7 °C. Nel Pacifico occidentale è cresciuta da 28,5 °C a 29,0 °C. Nel Pacifico meridionale da 27,7 °C a 27,6 °C. Nell’Atlantico da 27,0 °Ca 27,6 °C. Nel Mediterraneo dal 1984 al 2005 la temperatura è cresciuta da 23,5 °C a 24,8 °C, con un 2003 che ha visto il record dei 26 gradi medi e picchi di 31 gradi nel golfo di Gabes. Andando avanti cosi nei prosimi vent’anni assisteremo alla distruzione del 90% delle barriere coralline dell’oceano indiano.
da Repubblica del 21.12.2006 |