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NEWS: Sperimentazione : Vivisezione sugli animali
nel 2005 nell’UE-25 sono stati utilizzati in totale 12,1 milioni di animali. I topi (53%) e i ratti
Sperimentazione : Vivisezione sugli animali 27-09-2010

Da uomini con tanto di laurea, giorno per giorno milioni di animali indifesi — soprattutto cani, gatti, conigli, cavie, topi, scimmie, maiali, ma anche cavalli, asini, capre, uccelli e perfino pesci — immobilizzati e imbavagliati e spesso con le corde vocali recise, vengono lentamente accecati con acidi, avvelenati a piccole dosi, sottoposti a soffocazione intermittente, infettati con morbi mortali, sventrati, eviscerati, segati, bolliti, arrostiti vivi, congelati per essere riportati in vita e ricongelati, lasciati morire di fame o di sete, molto spesso dopo che sono state resecate parzialmente o totalmente le glandole surrenali o l’ipofisi o il pancreas o dopo sezione del midollo spinale. In un solo cervello si conficcano fino a 150 elettrodi o vi si iniettano vari acidi o se ne asportano parti. Le ossa vengono spezzate una ad una, i testicoli vengono schiacciati a martellate, si lega l’uretra, vengono recise le zampe, estirpati, trapiantati vari organi, si mettono a nudo i nervi, si procede allo smidollamento della spina dorsale mediante sonde di metallo, vengono cuciti gli sbocchi naturali “per vedere che cosa succede”, poi vengono attentamente osservate le sofferenze, che possono durare settimane, mesi, anni, finché non sopraggiunge la morte liberatrice, che per la stragrande maggioranza di queste creature sarà l’unica anestesia che avranno mai conosciuto. Hans Ruesch, Imperatrice nuda Si sa che le parole pesano, in un paese in cui a fare il mestiere più antico del mondo si diventa persino discepoli di Aristotele. A volte verrebbe da lamentarsi; ci accorgiamo che è proprio scomparso il gusto per l’agnizione. Magari all’improvviso viene fuori uno che non ti aspetti e che racconta cose che non pensavi, boh, che ne so? Bud Spencer è vegetariano. E invece no, Iva Zanicchi che molto candidamente ha confessato di non sapere per quale legge si stesse votando. “Immaginazione regina di ogni facoltà”, sosteneva Baudelaire. Altro che prendiquestamanozingara. In queste situazioni, poi, molta stampa sembra fatta con la carta sbagliata e meriterebbe forse d’incontrare i bisogni della gente in modi affatto diversi. Esperimenti sugli animali: i commenti dopo il “sì” europeo. Così titolava un noto settimanale qualche giorno dopo l’approvazione della nuova Direttiva europea sulla protezione degli animali a fini scientifici. Vien da chiedersi se noi siamo qui solamente per asciugare gli scogli. Di questi tempi c’è talmente tanta crisi che la gente fatica persino a cambiare idea; meglio allora che sia la stessa, che ce la dicano e che la scienza vigili. A questo servono i nostri vate, grandi uomini di pensiero che quando aprono bocca immediatamente pensi dicano sempre il vero. La funzione poi diventa facilmente transitiva: a mia nonna, per esempio, basta che lo dica la televisione. Si tratta di un meccanismo che la psicologia cognitiva definisce “ancoraggio” e che ci capita frequentemente nelle situazioni in cui non ci prendiamo la briga di ricercare informazioni pertinenti. In simili occasioni salta sempre fuori dal cilindro l’uomo giusto. Approvata la nuova Direttiva europea per la tutela degli animali utilizzati a fini scientifici. “Che cosa ne pensa il professor Silvio Garattini, al timone di una struttura storicamente dedicata a testare farmaci”? Eccosavuoichenepensi? La vivisezione? E chi la conosce? Noi facciamo solo sperimentazione animale. GarattiniCon un magistrale esempio di captatio benevolentiae, l’esperto dice: “Intanto, comincerei a ricalibrare le cose con il giusto uso delle parole. E mi riferisco, ovviamente, a quel termine: vivisezione. Almeno nel nostro Paese, è espressione assolutamente fuori luogo. Qualche giornale si ostina ancora a sfruttarlo nei titoli, per creare sensazione nel pubblico” (Oggi, n.38, 22/09/2010). Più avanti Silvio Garattini spiegherà che lui le cose le fa sempre nel rispetto della legge e che dunque non è vivisezione. Allora, chiariamoci un po’ le idee. Caro Silvio, il termine vivisezione, oggi divenuto sinonimo di “sperimentazione dolorosa”, per lungo tempo ha corrisposto a ciò che si faceva sugli animali. Le cavie, che erano soprattutto cani raccolti per la strada o presi gratuitamente al canile municipale, venivano sezionate da vive, con il principale intento di scoprire il funzionamento degli organi interni. Non è che la nuova Direttiva europea, dopo 25 anni di attesa, nell’era dell’informazione globalizzata, vieti davvero queste cose. Secondo Hans Ruesch, autore del celebre libro Imperatrice nuda, il termine “si applica a tutta la sperimentazione animale atta a causare sofferenza, dunque oltre a quella che comporta mutilazioni e interventi cruenti, anche a quella compiuta con sostanze deleterie, veleni, bruciature, scosse elettriche, privazioni varie, torture psicologiche squilibranti e così via”. Non molto diversa è la definizione che troviamo nel Vocabolario Treccani della lingua italiana: “Termine che, secondo un’accezione restrittiva, aderente all’etimo, designa ogni atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con significato più ampio, il termine viene riferito – almeno ai fini dell’interpretazione giuridica ed etica – a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio (generalmente mammiferi), come ustioni, inoculazione di sostanze chimiche, esposizione a gas tossici o ad altre energie (radiante, elettrica, di altra natura), soffocamento, annegamento, traumi vari”. Roba da far accapponare la pelle. Naturalmente i nostri bravi scienziati hanno anche trovato una giustificazione a questo laido uso dell’eufemismo. La sperimentazione animale, condotta secondo rigidi principi etico- scientifici e in ottemperanza alle disposizioni legislative, non è vivisezione. Sarebbe dunque sufficiente operare in aderenza alle disposizioni normative per non essere definiti vivisettori. Considerando che simili menzogne compaiono di frequente nella manualistica che dovrebbe preparare i nuovi tecnici del settore, riusciamo ad avere qualche informazione in più anche sulla carriera che li attende. A tal proposito Stefano Cagno illustra questo percorso di desensibilizzazione: “Il giovane studente iscritto a una Facoltà scientifica non viene messo subito a contatto con gli esperimenti sugli animali, ma lentamente informato, attraverso i libri di testo, che si compiono anche questo tipo di ricerche. Il linguaggio impiegato, di solito, è molto neutro e asettico e puntualmente corredato da lodi sui supposti risultati resi possibili dal “sacrificio” degli animali anche se, di solito, non è fornita alcuna spiegazione di come si sia arrivati a conclusioni tanto positive” (Stefano Cagno, Imparare dagli animali). sperimentazione-300x199Proseguendo nella sua spiegazione, il professor Garattini sostiene che ormai il 98% degli animali utilizzati, proprio per il rispetto che la scienza medica ha per la loro sofferenza, è composto da cavie, ossia topi e ratti. In una relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo si dice che, dati alla mano, “nel 2005 nell’UE-25 sono stati utilizzati in totale 12,1 milioni di animali. I topi (53%) e i ratti (19%) sono di gran lunga le specie più utilizzate”. E già le cose sono diverse. Ratti e topi rappresenterebbero dunque un modello scientifico per testare tutti i farmaci che affollano le nostre farmacie. Un modello scientifico, insomma, un’analogia. Lo fanno a loro perché sono convinti che in fondo noi pure siamo un po’ topi, almeno per l’85% del nostro patrimonio genetico. Qui Garattini parla di topi e ratti perché non figurano nell’hit parade degli animali più amati. In realtà, la scelta dell’animale dipende da ciò che si vuole dimostrare e dai soldi che si hanno a disposizione. L’etica non solletica. Per esempio, se voglio testare la tossicità di una sostanza, per ottenere i miei scopi posso selezionare un determinato ceppo di topi che magari ha già dimostrato particolare resistenza allo sviluppo di quei tumori, nutrendoli in maniera da non predisporli all’insorgenza di questa patologia. Magari molti di quelli che pensano al progresso scientifico ci rimangono male, ma è così che il nostro mercato viene inondato da milioni di farmaci. La vivisezione, purtroppo, viene praticata perché tutti fanno così e perché così si deve fare. Fra gli stessi ricercatori cresce l’abiura, si moltiplica in maniera esponenziale la letteratura che mostra il fallimento dell’intero paradigma del modello animale. Emerge persino l’evidenza che la vivisezione abbia spesso ostacolato il progresso scientifico. Una recente ricerca, http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/296/14/1731, sostiene addirittura che la predittività dei test sugli animali è di circa un terzo. Se lanciassimo una moneta i risultati ottenuti sarebbero migliori! Questo significa che sui topi da laboratorio, ma basta un qualsiasi animale scelto ad hoc, è possibile dimostrare tutto, ma proprio tutto. Ricordate il paradosso di Hempel, “tutti i corvi sono neri”? Sembra proprio che a noi spetti la stessa fine del tacchino induttivista di Russel. Possiamo anche guarirli dal cancro e dalla sclerosi multipla. Sfortunatamente, viene quasi da dire, “noi non siamo topi di 70 kg”. immagineLa vivisezione fornisce ai produttori di farmaci la possibilità di selezionare la risposta, variando la specie animale o semplicemente le condizioni dell’esperimento, con il fine di commercializzare, in un’ottica di profitto, migliaia di farmaci che una volta immessi sul mercato si rivelano spesso inutili e talvolta dannosi. Esistono circa 200 mila specialità farmaceutiche in commercio nel mondo, mentre quelle ritenute utili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono meno di 400. E forse la cosa dovrebbe indurci a riflettere. A nessuno viene in mente di potenziare i metodi alternativi, che Garattini nel suo intervento definisce, ovviamente, complementari. Molti sono disponibili e presentano un grado di predittività indubbiamente superiore ai test sugli animali. La maggior parte di essi, tuttavia, attende ancora una validazione. E c’è da credere che poteri forti abbiano tutto l’interesse a mantenere immutata questa situazione. Spesso si dice che non investiamo abbastanza nella ricerca scientifica. Probabilmente ci sarebbe da dire che facciamo anche meno per la prevenzione. Prevenzione significa mettere l’individuo in condizione di difendersi, ricordando che le patologie più diffuse nella nostra società, come le malattie cardiovascolari e i tumori, sono di tipo degenerativo, strettamente legate all’ambiente e ai ritmi di vita: si tratta di malattie molto più facili da prevenire che da curare. Forse, ma è solo un’ipotesi, invece d’ingollare un farmaco contro l’obesità, sarebbe meglio alimentarsi in maniera più equilibrata e muoversi come i nostri antenati. In ultimo, un’altra osservazione del nostro illustre vivisettore: “Prendiamo, allora, l’esempio di un animale portatore di tumore: sperimentando su di lui un nuovo antitumorale, prima ben studiato e messo appunto in laboratorio, significa poter raggiungere un doppio risultato, cioè giovare all’animale e ottenere ottime prospettive per l’ammalato”. Le affermazioni di Garattini sono più false di una moneta con due teste. Tanto amore interspecifico meriterebbe davvero ben altra sorte. Immaginiamo persino che gli stessi ricercatori passino le giornate a curare i poveri topini affetti da neoplasie, per il loro e il nostro bene, s’intende. Negli animali di laboratorio il cancro viene creato artificialmente esponendo gli animali alla massima dose tollerata (MDT) di un dato composto cancerogeno. Ovviamente, un’esposizione di questo genere è ben diversa da quella che si riscontra nella vita reale, in cui un individuo è sottoposto a piccole dosi di sostanza tossica per un tempo molto lungo. I danni permanenti che la MDT causa negli animali sono così invasivi per la salute generale dell’organismo che non si può trarre alcuna conclusione riguardo all’esposizione a dosi più basse. Inoltre, le condizioni di estremo stress in cui gli animali sono tenuti interferiscono con l’accuratezza del risultato (e quindi non sarebbero validi nemmeno per animali della stessa specie), a causa dell’esposizione alle infezioni, a certi tumori, e alla distruzione della regolazione ormonale (Sperimentazione animale nello studio del cancro: un’analisi critica, http://www.novivisezione.org/info/cancro.htm). Queste menzogne giustificano l’alone di mistero che avvolge i laboratori che praticano la vivisezione. Per avere un quadro più completo di che cosa accade in questi luoghi, idealmente votati al progresso ma tristemente dedicati ad ogni genere di crudeltà, è utile rivedere una recente inchiesta condotta dal programma giornalistico Report: Uno degli aspetti senza dubbio più interessanti, che emerge inequivocabilmente dall’analisi degli argomenti sostenuti dai fautori della vivisezione, è il ricorso al cosiddetto effetto Barnum, dal nome dell’impresario circense vissuto nel XIX secolo e divenuto celebre perché nel suo circo, come si diceva, “ce n’era davvero per tutti i gusti”. Se amate gli animali, non vi preoccupate: la vivisezione non provoca loro alcuna sofferenza; se pensate a possibili alternative, lasciate perdere: sperimentare sugli animali è necessario. Preoccupati che per curare la nostra salute si trascurino gli animali? Ma no, curando gli umani troviamo anche la terapia giusta per i nostri amici a quattro zampe. Beh, chiaro no? Succede la stessa cosa con l’oroscopo. C’è sempre qualcosa che potrebbe andar bene a chiunque. Caro Garattini, verrà un giorno, ne siamo sicuri, in cui questa Sua pratica si riprenderà il ruolo che le spetta nell’alveo dell’umana conoscenza. In un vecchio manuale di anatomia, speriamo accanto alla fisiognomica e alla frenologia. Distanti Saluti Questo articolo è stato pubblicato il venerdì, 24 settembre 2010 alle 13:29 e classificato in Esperienze, Eventi, News, Pensieri.

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